martedì 15 settembre 2009

Tra Palco e Realtà

Tra palco e realtà.
Tante le sensazioni, le emozioni, i pensieri che si sono succeduti durante questo breve scorcio di vita. Tante le parole dette e le promesse fatte. Tante le speranze regalate a chi non aveva più fiducia nel futuro. Oggi le prime case, quelle costruite con i fondi raccolti dalla C.R.I., sono state consegnate ad Onna. E non è stata persa occasione per ribadire che 30000 persone saranno presto ospitate nelle nuove costruzioni. C’è una differenza netta tra le promesse e la realtà, che diviene evidente ogni giorno di più e che raggiungerà l’apice quando verranno ultimate le consegne. Le case non saranno sufficienti a dare un tetto a tutti i cittadini rimasti senza abitazione e l’ assegnazione sarà causa di un’ inevitabile frattura nel già distrutto tessuto sociale aquilano. Senza una sistemazione provvisoria in grado di offrire sicurezze e certezze per l’ immediato futuro si corre il rischio dello spopolamento. I conti non tornano e molti cittadini potrebbero dover affrontare la triste e dura realtà di non poter tornare nel posto in cui vorrebbero organizzare le proprie vite. Secondo un articolo e pubblicato da Mario Pirani ieri su Repubblica sarebbero 8000 le persone a rischio di esclusione. Quello di una guerra tra disperati è oggi il rischio più grande che corriamo, il male supremo che può affliggere la nostra città, che non può vincere la sua battaglia senza il contributo unitario di tutti i suoi cittadini.
L’unità e la collaborazione tra i cittadini sono già problematiche a causa dei quesiti che quotidianamente ogni individuo è costretto ad affrontare. Situazioni di emergenza simili a quelle che in questi giorni gli aquilani affrontano meritano risposte che indichino chiaramente chi, come, quando e attraverso quali strumenti, ha l’onere e il dovere di dare soluzioni. Su L’ Aquila si sta invece abbattendo la disgrazia più brutta che può legarsi alla legge: la sua oscurità. Da che deriva tutta questa incertezza? Norme e procedure poco chiare. Leggi, decreti e ordinanze spesso in contrasto tra loro. La chiarezza sulle procedure da seguire per ricostruire o recuperare gli edifici distrutti è una condizione imprescindibile, l’unica in grado di consentire che le energie disponibili possano essere usate per risolvere gli innumerevoli altri problemi che ogni giorno si presentano. Gli stessi ingegneri hanno evidenziato la mancanza di tutti gli strumenti necessari per ultimare le domande di accesso al contributo per ricostruire. Tutto questo è causa di immobilismo da parte dei cittadini che, non avendo certezze sulla modalità di erogazione dei contributi e sulle procedure da seguire, ogni giorno vedono il loro destino appeso su un filo troppo sottile per reggere il peso enorme della burocrazia. Se poi si aggiunge che sbagliare la procedura in molti casi può voler dire perdere il diritto di accesso al contributo statale il quadro è completo. Siamo tutti come il campagnolo della novella di Kafka “Davanti alla legge”: la legge abita in un palazzo grandioso ma un guardiano impedisce di entrare. E anche ove si riuscisse a “eludere la sorveglianza” saremmo esposti al rischio di aver oltrepassato la soglia di un palazzo senza uscita. Il rischio è sempre quello di rimanere soli.
Dobbiamo invece evitare l’isolamento. Essere uniti per affrontare insieme la folle corsa che ci separa dal nostro traguardo. Corsa ricca di ostacoli. Non dobbiamo dimenticare che già il 5 Aprile la città soffriva una crisi economica e occupazionale profonda; una crisi paragonabile ai primi passi in un lungo tunnel (l’ uscita è talmente lontana da apparire inesistente). Crisi che aveva radici lontane, radicate nella sofferenza del nucleo industriale (vecchio motore economico della città) e nell’ incapacità di aprire nuove vie per lo sviluppo. Era una città che aveva bisogno di nuove idee per continuare ad esistere. Una città da ripensare.
Il delirio del 6 Aprile e la successiva e inevitabile Odissea sono stati il tifone che ha spazzato via le ultime foglie non ancora cadute e così possiamo affermare che L’ Aquila non è più una città da ripensare, non è più una città da modificare. L’ Aquila oggi è una città da creare, da modellare, da costruire. E per costruirla e modellarla non sono sufficienti nuovi edifici e non basta recuperare quelli esistenti. Una città non è fatta di sole case. Occorre quindi spostare l’attenzione del dibattito anche su temi che fino ad oggi sono stati discussi e trattati in maniera marginale, per individuare delle idee che possano essere le fondamenta sulle quali costruire il tessuto sociale della città e dare nuova linfa vitale a ciò che il 5 Aprile stava morendo e il 6 Aprile è morto.
Rinascere vuol dire guardare insieme verso lo stesso orizzonte e faticare tutti allo stesso modo per raggiungerlo. E’ per questo che serve un piano di sviluppo condiviso e comune a tutte le istituzioni: L’Aquila sarà una città che dovrà essere vissuta da tutti ed è quindi importante che si condivida quanto più possibile il processo di elaborazione delle idee che porteranno alla città futura. L’ Aquila dovrà essere inserita nel sistema Abruzzo e nel Sistema Italia: Siamo nell’ era globale e non si può pensare altrimenti. Serve quindi dialogo e collaborazione tra tutte le istituzione locali e serve l’aiuto fondamentale del governo. Andare tutti insieme verso la stessa direzione. Sarebbe inutile portare avanti progetti condivisi parzialmente.
Un piano di sviluppo, quindi, è quello che serve. Un piano che non può permettersi di non affrontare il delicato problema occupazionale. Se non si elaborano politiche serie in materia di lavoro si rischia di costruire una città di cemento destinata a rimanere vuota o a diventare un borgo residenziale privo di attività e vita. La crisi economica che il mondo sta attraversando e la conseguente crisi occupazionale troveranno terreno fertile in un territorio disastrato e senza prospettive. Fondamentale quindi cercare un modo per rilanciare lo sviluppo economico e creare in tal modo occupazione. In questo senso potrebbe essere molto utile la squadra anti-crisi formata dall’ assessore regionale al lavoro Gatti. La speranza è che detta squadra possa raccogliere anche le istanze di difficoltà che arrivano da tutte le categorie produttive e professionali de L’Aquila. Oltre ad essere fonte di idee innovative nel settore.
Idee innovative dalle quali non può prescindere un piano economico avente l’obiettivo di creare ricchezza e posti di lavoro. Parlare di innovazione vuol dire parlare di ricerca e studio, vuol dire discutere di Università. Vuol dire trovare il modo di collegare imprese e Università. Università che era unica risorsa viva de L’ Aquila pre – terremoto. Università che vive e ha bisogno di politiche attente e strategiche che possano conservare quanto di buono in essa c’è e permettere che la florida crescita degli anni passati non subisca tragiche interruzioni. Nessuno pensi che l’ Università degli studi de L’ Aquila è morta. Nessuno creda di nascondere una eventuale inettitudine politica dando per spacciato un ente che tale non è. Ogni tipo di strategia economica non potrà prescindere dall’ Università degli studi de L’ Aquila: una fonte di saperi che però non dovrà più essere l’ unica risorsa del territorio. Dovrà finalmente essere inserita al centro di un sistema economico all’avanguardia, in grado di garantire ricchezza. Dovrà essere integrata nel progetto di sviluppo del territorio ed esserne motore innovativo.
Costruire una città, pensarne l’anima: questa è la sfida che ci attende. Una sfida che per non restare sogno ha bisogno di investimenti e risorse. Evidenziando che, ad oggi, i fondi destinati al nostro dilaniato territorio non sono molti e sperando in un aumento di essi non possiamo non appellarci ad un imperativo categorico che troppo spesso viene dimenticato: CONCENTRARE LE RISORSE. Sarebbe inutile disperderle in mille rivoli. Serve individuare quali e quanti settori potranno essere il traino dello sviluppo e della crescita del territorio ed investire tutto in essi. Fondamentale quindi evitare la concessione di fondi a Pioggia e procedure per l’ assegnazione delle risorse prive di criteri fortemente strategici.
Il nostro futuro è fatto di economia e gestione delle risorse ma non può limitarsi a questo. Una città è viva se la socialità che c’è al suo interno è forte. Per questo è fondamentale favorire la formazione di nuovi centri di aggregazione. E’ vitale non ridurre i nuovi quartieri che sorgeranno a zone dormitorio e creare dei centri di aggregazione che temporaneamente possano essere sostitutivi del centro storico. Questo potrebbe garantire una vita quanto più vicina alla normalità nei prossimi anni. Una città non è fatta di automi, e quindi socialità e qualità della vita sono importanti. Sarebbe forse utile elaborare un piano di trasporto pubblico adeguato alle nuove esigenze territoriali. Un servizio pubblico efficiente oggi può servire a non isolare in rivoli sconosciuti le generazione non in grado di spostarsi in maniera autonoma e potrebbe inoltre essere motivo di diminuzione del traffico.
Il futuro deve ripartire da L’ Aquila e dai suoi cittadini per aprirsi all’ Abruzzo, all’ Italia e al mondo. Dobbiamo lasciare uniti il passato per costruire insieme il futuro che vogliamo.

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