Questa la canzone che il 19 Luglio, durante il concerto di Roma, Bruce Springsteen ha dedicato alla gente de L' Aquila:
c'è un cerchio rosso sangue
sulla fredda terra scura
e la pioggia cade
la porta della chiesa
è spalancata
sento il canto dell'organo
ma i fedeli non ci sono più
la mia città di rovine
la mia città di rovine
e le dolci campane
della misericordia
si diffondono fra gli
alberi della sera
i ragazzi all'angolo
come foglie disperse
le finestre sbarrate
le strade vuote
mentre il mio fratello
cade in ginocchio
la mia città di rovine
la mia città di rovine
AVANTI, ALZATI!
AVANTI, ALZATEVI!
AVANTI, ALZATI
AVANTI, ALZATEVI!
AVANTI, ALZATI!
AVANTI, ALZATEVI!
ci sono lacrime adesso
sul cuscino
dove dormivamo, cara
ti sei portata il mio cuore
quando seri andata via
senza il tuo dolce bacio
la mia anima è
sperduta, amica mia
dimmi, come faccio a
ricominciare?
la mia città è in rovine
la mia città è in rovine
e con queste mani
con queste mani
io prego, Signore
con queste mani
con queste mani
prego di avere la forza,
Signore
con queste mani,
con queste mani
prego di avere la fede,
Signore
preghiamo per il
tuo amore, Signore
preghiamo per i perduti,
Signore
preghiamo pedr questo mondo,
Signore
preghiamo di avere
la forza, Signore
preghiamo di avere
la fede, Signore
AVANTI
AVANTI
AVANTI, ALZATI
AVANTI, ALZATEVI
AVANTI, ALZATI
AVANTI, ALZATEVI
AVANTI, ALZATI
AVANTI, ALZATEVI
mercoledì 19 agosto 2009
A L'AQUILA NESSUN TEATRINO
“L’ economia italiana ha grande bisogno di cervelli, di innovazioni e di scienziati, per uscire dalla crisi come pure per risalire dal trend di stagnazione economica dell’ ultimo decennio. LA RICOSTRUZIONE, RAPIDA E INTELLIGENTE, DI L’AQUILA E DEL SUO TERRITORIO NON E’ SOLO IL DOVERE DI TUTTI NEI CONFRONTI DELLE SOFFERENZE E DELLA DIGNITA’ DI UNA COMUNITA’ ESEMPLARE: E’ UN INVESTIMENTO NEL FUTURO SOCIALE ED ECONOMICO DELL’ ITALIA”. Scriveva così Giovanni Ajassa su “Affari e Finanza” del 20 Aprile scorso. Parole forti, scolpite attentamente nelle pagine di un giornale, molto chiare. A L’aquila non si può scherzare: c’è il dramma. C’è bisogno di una ricostruzione rapida e inserita in un progetto di città ben definito. Di ricostruzione non si potrà parlare se l’ Università non costituirà la tela su cui disegnare la città che sarà. Il 20 Aprile ancora nessuna norma era stata emanata.
E’ trascorso poco più di un mese dal 20 Aprile e tra due giorni saremo a sessanta giorni dal sisma. Il decreto, che, secondo quanto ci era stato assicurato, doveva trasformare il nostro incubo in un sogno poco bello, è obiettivamente molto deludente. Ricco di spunti contraddittori, privo di progettualità, privo di copertura finanziaria. Ci è stato detto che la ricostruzione della nostra amata città sarebbe stata rapida e indolore. Abbiamo scoperto che tra il nostro sogno vigile di veder rinascere la nostra città così com’era e la sua realizzazione c’è un ostacolo da superare (12 miliardi di €, secondo le stime del ministero dell’ interno).
Quasi due mesi sono trascorsi dal sisma e ieri ho avuto “l’occasione ( non so se può esser definita tale)” di vedere la desolazione e il tormento che affollano le strade deserte e senza vita di una parte del territorio non accessibile della città. Niente di quello che immagini e video hanno mostrato agli occhi dell’ Italia in due mesi è paragonabile a quello che i miei occhi hanno potuto osservare direttamente in cinque minuti. Desolazione, sensazione di essere fuori dal tempo. Attualmente L’Aquila è in una situazione di equilibrio instabile, costantemente in bilico tra la vita e la morte. Una persona che, reduce da un incidente di estrema pericolosità, gravita tra futuro e non essere, ha bisogno di due elementi essenziali per superare la difficoltà e saltare sulla vita: voglia di uncinare la propria esistenza con unghie e artigli; l’aiuto di una equipe di medici preparati e pronti a realizzare un intervento mirato. Credo che alla città de L’Aquila non manchi il primo: cittadini orgogliosi, caratterialmente forti, pieni di voglia di fare, sono pronti a dare sangue e dolore per far tornare la loro città ad esistere normalmente. L’ equipe di soccorso, che non può non essere individuata nel Governo, sembra invece non avere ben chiaro che l’intervento non può essere un’agonia prolungata per 20 lunghi anni. Sembrano non capire, i nostri governanti, che il futuro di L’Aquila si definisce adesso o non si definisce. Sembrano non capire che la nostra non è una città di serie C. Sembrano non capire che la soluzione consiste in prospettive certe,in possibilità di programmare il futuro potendo prevedere minimamente come sarà (privando il destino di quella piccola percentuale di aspettativa di vita che ancora ci appartiene), e non in distrazioni adatte a superare il giorno successivo.
Per tutte queste motivazioni è importante chiedere ancora quanto ieri è stato domandato al Governo dalle amministrazioni locali:
“1- il rimborso pieno e integrale per tutte le abitazioni, comprese le case dei proprietari non residenti e le altre case ( si parla della metà degli edifici dei centri storici ) per la vera e completa ricostruzione dei comuni colpiti;
2- una norma specifica - con le necessarie risorse finanziarie – per ricostruire l’ immenso patrimonio edilizio dei beni culturali pubblici e privati dei nostri centri storici ( si tratta di 1900 edifici vincolati di enorme valore storico, architettonico, culturale e religioso );
3- che il riconoscimento della Zona Franca Urbana ( un’ area in cui detassare le attività imprenditoriali, commerciali e professionali ottenuta al Senato ) sia assicurata da risorse imponenti: i 45 mln di € per 4 anni finora previsti sono assolutamente irrisori e insignificanti. Servono inoltre risorse per risarcire gli imprenditori che hanno le aziende distrutte o danneggiate;
4- risorse agli Enti Locali e alle Aziende pubbliche per compensare i mancati introiti: senza fondi le aziende rischiano il collasso, i cittadini perderebbero servizi essenziali e i lavoratori delle Municipalizzate non avrebbero garanzie di stipendio;
5- garanzie per gli espropri in corso nelle aree dove edificare abitazioni transitorie o definitive: nel decreto si deve specificare che l’ indennizzo per l’ esproprio va riferito non al valore della originaria destinazione dei terreni (nella maggior parte dei casi agricoli), ma al valore della destinazione finale di queste aree (e cioè, residenziale).”
Sarebbe importante chiedere anche provvedimenti seri che possano garantire al nostro ateneo, motore economico e culturale della città ( e non solo di essa ), di ripartire e di esistere.
Tutte le azioni necessarie per far vivere L’ Aquila hanno bisogno di finanziamenti ingenti e certi. La ricostruzione di una città distrutta non può essere legata al successo di una lotteria nazionale o di un gratta e vinci pro-terremoto. Serve qualcosa in più. Serve che il governo assuma la responsabilità e l’impegno di chiedere alla comunità il pegno necessario a raccogliere la sfida lanciata il 20 Aprile sulle pagine di “Affari e Finanza”: la sfida per una RAPIDA E INTELLIGENTE RICOSTRUZIONE CHE “E’ UN INVESTIMENTO NEL FUTURO SOCIALE ED ECONOMICO DELL’ ITALIA”.
Chiediamolo tutti insieme. Quanti più saremo a chiedere tanto più la nostra domanda risulterà chiara e comprensibile.
E’ trascorso poco più di un mese dal 20 Aprile e tra due giorni saremo a sessanta giorni dal sisma. Il decreto, che, secondo quanto ci era stato assicurato, doveva trasformare il nostro incubo in un sogno poco bello, è obiettivamente molto deludente. Ricco di spunti contraddittori, privo di progettualità, privo di copertura finanziaria. Ci è stato detto che la ricostruzione della nostra amata città sarebbe stata rapida e indolore. Abbiamo scoperto che tra il nostro sogno vigile di veder rinascere la nostra città così com’era e la sua realizzazione c’è un ostacolo da superare (12 miliardi di €, secondo le stime del ministero dell’ interno).
Quasi due mesi sono trascorsi dal sisma e ieri ho avuto “l’occasione ( non so se può esser definita tale)” di vedere la desolazione e il tormento che affollano le strade deserte e senza vita di una parte del territorio non accessibile della città. Niente di quello che immagini e video hanno mostrato agli occhi dell’ Italia in due mesi è paragonabile a quello che i miei occhi hanno potuto osservare direttamente in cinque minuti. Desolazione, sensazione di essere fuori dal tempo. Attualmente L’Aquila è in una situazione di equilibrio instabile, costantemente in bilico tra la vita e la morte. Una persona che, reduce da un incidente di estrema pericolosità, gravita tra futuro e non essere, ha bisogno di due elementi essenziali per superare la difficoltà e saltare sulla vita: voglia di uncinare la propria esistenza con unghie e artigli; l’aiuto di una equipe di medici preparati e pronti a realizzare un intervento mirato. Credo che alla città de L’Aquila non manchi il primo: cittadini orgogliosi, caratterialmente forti, pieni di voglia di fare, sono pronti a dare sangue e dolore per far tornare la loro città ad esistere normalmente. L’ equipe di soccorso, che non può non essere individuata nel Governo, sembra invece non avere ben chiaro che l’intervento non può essere un’agonia prolungata per 20 lunghi anni. Sembrano non capire, i nostri governanti, che il futuro di L’Aquila si definisce adesso o non si definisce. Sembrano non capire che la nostra non è una città di serie C. Sembrano non capire che la soluzione consiste in prospettive certe,in possibilità di programmare il futuro potendo prevedere minimamente come sarà (privando il destino di quella piccola percentuale di aspettativa di vita che ancora ci appartiene), e non in distrazioni adatte a superare il giorno successivo.
Per tutte queste motivazioni è importante chiedere ancora quanto ieri è stato domandato al Governo dalle amministrazioni locali:
“1- il rimborso pieno e integrale per tutte le abitazioni, comprese le case dei proprietari non residenti e le altre case ( si parla della metà degli edifici dei centri storici ) per la vera e completa ricostruzione dei comuni colpiti;
2- una norma specifica - con le necessarie risorse finanziarie – per ricostruire l’ immenso patrimonio edilizio dei beni culturali pubblici e privati dei nostri centri storici ( si tratta di 1900 edifici vincolati di enorme valore storico, architettonico, culturale e religioso );
3- che il riconoscimento della Zona Franca Urbana ( un’ area in cui detassare le attività imprenditoriali, commerciali e professionali ottenuta al Senato ) sia assicurata da risorse imponenti: i 45 mln di € per 4 anni finora previsti sono assolutamente irrisori e insignificanti. Servono inoltre risorse per risarcire gli imprenditori che hanno le aziende distrutte o danneggiate;
4- risorse agli Enti Locali e alle Aziende pubbliche per compensare i mancati introiti: senza fondi le aziende rischiano il collasso, i cittadini perderebbero servizi essenziali e i lavoratori delle Municipalizzate non avrebbero garanzie di stipendio;
5- garanzie per gli espropri in corso nelle aree dove edificare abitazioni transitorie o definitive: nel decreto si deve specificare che l’ indennizzo per l’ esproprio va riferito non al valore della originaria destinazione dei terreni (nella maggior parte dei casi agricoli), ma al valore della destinazione finale di queste aree (e cioè, residenziale).”
Sarebbe importante chiedere anche provvedimenti seri che possano garantire al nostro ateneo, motore economico e culturale della città ( e non solo di essa ), di ripartire e di esistere.
Tutte le azioni necessarie per far vivere L’ Aquila hanno bisogno di finanziamenti ingenti e certi. La ricostruzione di una città distrutta non può essere legata al successo di una lotteria nazionale o di un gratta e vinci pro-terremoto. Serve qualcosa in più. Serve che il governo assuma la responsabilità e l’impegno di chiedere alla comunità il pegno necessario a raccogliere la sfida lanciata il 20 Aprile sulle pagine di “Affari e Finanza”: la sfida per una RAPIDA E INTELLIGENTE RICOSTRUZIONE CHE “E’ UN INVESTIMENTO NEL FUTURO SOCIALE ED ECONOMICO DELL’ ITALIA”.
Chiediamolo tutti insieme. Quanti più saremo a chiedere tanto più la nostra domanda risulterà chiara e comprensibile.
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